10 novembre/ 22 dicembre 2012 

BRITISH MOOD

L'INGHILTERRA ANNI '50

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La Gran Bretagna che usciva dalla Seconda Guerra Mondiale era sì vincitrice ma prostrata. Il conflitto con il Nazismo e il Fascismo le era costato moltissimo. Non solo e non tanto in termini di vite umane ma anche e soprattutto di risorse economiche. Londra era ancora la capitale del più suggestivo impero sulla Terra ma quello stesso impero era anche indebitato oltremisura e ormai in decadenza. Altri, nuovi e più potenti imperi, basati sulla conquista politica delle menti ancora prima che dei corpi, si affacciavano sulla scena: quello degli Stati Uniti, quello dell’Unione Sovietica e quello della Cina Comunista. Lo scontro per il dominio del globo non era più di stampo coloniale ma ideologico. Il paese, messo ai margini del potere mondiale, era ora costretto finalmente a fare i conti con se stesso e con la sua parabola storica.

Winston Churchill, l’eroe della battaglia d’Inghilterra, senza macchia e senza paura, prospettava ai suoi concittadini, dopo la sconfitta del Nazismo, anche la sconfitta del mondo contemporaneo, così intriso di aspirazioni socialdemocratiche tanto estranee alla sua concezione conservatrice del mondo. Come non bastasse aggiungeva alla sua offerta all’elettorato inglese la restaurazione armata dell’impero per quanto potesse sembrare un’impresa disperata e fuori dal tempo. La Gran Bretagna, stremata dalla Seconda Guerra Mondiale, stanca di essere in guerra permanente per controllare i suoi possedimenti sparsi per il mondo, non l’ascoltò e, nel 1945, lo bocciò alle prime elezioni del dopoguerra. Al glorioso e utopico passato il popolo inglese preferì un futuro fatto meno di gloria e più di welfare.

A vincere furono infatti i laburisti che promettevano dignità per tutti e un intenso programma di nazionalizzazioni. Il cambiamento, anzi, la rivoluzione della società inglese era già in corso. Gli anni ‘50 infatti furono il decennio di incubazione che preparerà il paese al salto generazionale e culturale più audace: quello degli anni ‘60, dei Beatles e dei Rolling Stones. Paradossalmente a gestire quella pre-rivoluzione fu di nuovo Churchill che tornò a essere primo ministro alle elezioni del 1950 ma che si guardò bene dal contrastare il nuovo corso: il partito laburista aveva perso temporaneamente la battaglia politica ma non quella culturale e ideologica. Ma sebbene travolta dalla contemporaneità e arrivata alla fine di un ciclo storico, la società inglese rimaneva fedele a se stessa e alla propria tradizione iconografica e sociale. Una realtà a parte rispetto al resto d’Europa. Un paese dove il crickett era sport nazionale, l’ora del tea un rito necessario, la bombetta nera un’aspirazione. E tutto una questione di stile.

Nella selezione di immagini scelte non sono raccontati gli eventi politici degli anni ’50. Non ci sono personaggi eminenti dell’epoca. Unica concessione è per la principessa Margaret con la funzione di rappresentare in qualche modo tutto il mondo della nobiltà inglese, con il suo immaginario, i suoi valori, i suoi riti, spesso fuori dal tempo. A essere protagonista è invece la società inglese nel suo complesso colta nella sua quotidianità: al lavoro, in vacanza, a scuola, etc. Bambini, adulti, anziani di tutte le classi sociali fotografati nella vita di ogni giorno. Le immagini provengono da vari fondi inglesi sia pubblici che privati e sono tratte da archivi di fotografi anonimi e di autori più conosciuti, da fotoreportage realizzati per i giornali dell’epoca e da servizi commissionati da enti pubblici. Di particolare interesse sono gli scatti di tre fotografi estremamente conosciuti in Gran Bretagna ma poco noti al grande pubblico italiano: Henry Grant, John Gay e Walter Nurnberg.

Il primo ha ritratto la capitale inglese tra gli anni ’50 e ’80 del XX secolo con rara sensibilità. 300 delle sue immagini fanno parte del progetto The Exploring 20th Century London - Museum of London, London Transport Museum, Jewish Museum e London Museum of Croydon. Il secondo, di origine tedesca, ha girato in lungo e in largo l’Inghilterra per 60 anni costituendo un patrimonio di immagini sulla vita quotidiana degli inglesi che pochi autori possono vantare, tanto che il suo archivio è conservato dalla Historic Buildings and Monuments Commission for England. Infine Science and Society Picture Library (che distribuisce le immagini dei Musei Nazionali della Scienza e dell’Industra – London's Science Museum, National Railway Museum e National Media Museum) propone nei suoi archivi gli scatti di Walter Nurnberg, autore che ha rivoluzionato la fotografia industriale inglese del dopoguerra, utilizzando per la prima volta all’interno delle fabbriche inglesi tecniche di illuminazione da studio fotografico.

Immagini di:

Top Photo / AGF

Heritage Images / AGF

Science & Society Picture Library

A cura di:

Alessandro Luigi Perna

Per il progetto:

History&Photography

Una produzione di:

Eff&Ci - Facciamo Cose